La collezione papirologica genovese è composta da materiali, acquistati sul mercato antiquario in tempi e momenti diversi, che possono raggrupparsi in due distinti gruppi. Il primo consiste in un lotto di circa centocinquanta papiri di provenienza forse ermopolitana, quasi tutti in lingua greca, salvo alcuni esemplari in demotico e copto. Pervenuti alla nostra Università intorno agli anni ’50 del secolo scorso, dopo alterne vicende essi si trovano attualmente depositati presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia (DAFIST): curatore di questa raccolta, tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, è stato il professore Augusto Traversa, cui si devono anche le prime sparse edizioni, vuoi di singoli testi vuoi anche di piccoli gruppi di papiri, e al quale si è affiancata per qualche tempo la dottoressa Clara Pasqual, che ha trascritto e pubblicato in un rapido studio d’insieme altri papiri ancora, tutti poi inseriti – fatta eccezione per i rari frammenti letterari – nel Sammelbuch griechischer Urkunden aus Aegypten e in questo modo divulgati nell’ambiente scientifico.

Alla fine degli anni ’60 la responsabilità della collezione appartenente all’Ateneo genovese è stata assunta dal professore Mario Amelotti, insigne giusromanista, che riattivò anche l’insegnamento della disciplina papirologica presso l’allora Facoltà di Lettere, dando così un rilevante impulso a questo particolare settore delle scienze antichistiche: proprio a quel periodo risale la decisione di sottoporre la più gran parte dei papiri, già resi noti in pubblicazioni affatto provvisorie, ad una attenta rilettura critica e ad un più accurato restauro, anche con l’ausilio della sua allieva Livia Migliardi, iniziata dal maestro ad un tipo di ricerca appassionante e ricca di suggestioni, che mai più sarebbe stato abbandonato.

Contemporaneamente al lavoro sul materiale già edito, Mario Amelotti, pur nelle crescenti difficoltà e onerosità del mercato, ha continuato ad acquistare nuovi papiri, alcuni dei quali hanno formato l’oggetto di edizioni preventive insieme con l’allieva, mentre gli sforzi maggiori sono stati rivolti a preparare l’edizione ufficiale dei PUG (Papiri dell’Università di Genova), il cui primo volume sarà dato alle stampe nel 1974 a cura dello stesso Amelotti e di Livia Migliardi Zingale.

Questo volume raccoglie cinquanta testi, letterari e documentari, trentatré dei quali – scelti tra il materiale precedentemente pubblicato dal Traversa e dalla Pasqual – sono offerti al lettore in edizione del tutto rinnovata e con più adeguato commento: a questi si aggiungono tre papiri presentati pochi anni prima in editio princeps da Amelotti e Migliardi, mentre undici sono assolutamente inediti. L’Appendice al volume contiene ancora tre documenti, che trascritti senza apparato critico alla fine dell’800 dal grande papirologo inglese Bernard Pyne Grenfell erano stati da lui donati a Giacomo Lumbroso e, attraverso successivi passaggi rimasti ignoti, erano poi giunti insieme con altre sue carte a Chiavari, dove si trovano oggi custoditi presso la Biblioteca della Società Economica: una visita occasionale fatta nei primissimi anni ’70 ha permesso di conoscere questa vicenda “che riporta con un pizzico di nostalgia ad un’epoca in cui la scienza papirologica, ancora agli inizi, era vissuta intensamente dai suoi protagonisti, tra entusiasmi e delusioni”, e proprio in “omaggio a quella generazione di uomini, che si dedicarono con appassionato zelo al nuovo ed affascinante campo dell’antichità” (Mario Amelotti), questi papiri sono stati inseriti con piccole revisioni testuali e così restituiti all’attenzione degli studiosi con il commento di cui erano privi.

Sempre in quegli anni il prof. Amelotti, lasciato l’insegnamento di Papirologia svolto con grande successo alla Facoltà di Lettere presso l’Istituto di Storia Antica e Scienze Ausiliarie – come confermano i numerosi auditores che si sono appunto laureati con lui – , ha introdotto nell’allora Facoltà di Giurisprudenza, dove egli ricopriva la cattedra magistrale di Diritto romano, un corso specialistico di Papirologia Giuridica, che successivamente è stato svolto da Livia Migliardi Zingale, divenuta poi responsabile della nuova collezione di papiri nel frattempo acquistati sul mercato antiquario grazie alla munificenza dell’allora Rettore Carmine Romanzi.

Questo secondo gruppo, via via incrementato nei successivi decenni è oggi conservato presso la sezione di Diritto Romano del Dipartimento di Giurisprudenza, costituendo a tutt’oggi in Italia l’unico caso in cui un Dipartimento giuridico possegga una collezione di materiali papirologici. Si tratta di circa duecento papiri, pressoché tutti in lingua greca, fatta eccezione per alcuni frammenti demotici, recuperati nella quasi totalità da cartoni di mummia di provenienza arsinoitica ascrivibili al III e al II secolo a.C., cui si aggiungono isolati documenti di età romana e bizantina scritti anch’essi in lingua greca, la cui provenienza resta invece ignota.

Una cinquantina di essi sono già stati pubblicati, a cura di Livia Migliardi Zingale, nel II volume dei PUG edito nel 1980 e nel III volume uscito nel 1991.

Molti anni sono trascorsi da quando, nella Premessa ai PUG III (p. VIII), Mario Amelotti concludeva la sua presentazione con queste parole: …“Riguardo alla possibilità di un quarto volume … il materiale esiste, ma difficile di lettura e interpretazione richiederà molto tempo e sofferta ponderazione”. Ma ora questo nuovo volume, già in fase di avanzata preparazione, sta finalmente per essere dato alle stampe, con la collaborazione di altri studiosi, da anni iniziati a questa disciplina storica dell’antichità.

Se la pubblicazione di materiali inediti e la revisione di materiali già noti, sempre appartenenti all’Università di Genova, scandiscono la piccola storia della Papirologia genovese, un altro non meno importante capitolo – è rappresentato dalle numerose ricerche dedicate al documento e alla documentazione e volte a precisarne sia la sua forma sia la sua funzione: a questi studi che hanno permesso di raggiungere importanti risultati nella conoscenza del notariato antico, si accompagnano poi specifiche indagini sulla legislazione giustinianea e sulle opere dottrinali romane conservate nelle fonti papirologiche o altri saggi dedicati a differenti tematiche, sempre relative ai diritti dell’antichità – non soltanto il diritto romano ma anche il diritto ellenistico e bizantino – , che la scienza dei papiri permette di ricostruire con gli strumenti più idonei, sapendone cogliere la concreta applicazione nella prassi.

Per quanto riguarda l’insegnamento della disciplina papirologica, che – come è stato detto – ha caratterizzato per decenni i programmi di studio della Facoltà giuridica genovese, ove essa faceva parte delle “materie romanistiche”, le varie riforme che si sono via via succedute hanno ristretto il numero delle materie cosiddette opzionali, decretando la chiusura del corso di Papirologia Giuridica. Diversamente, a Lettere l’insegnamento è stato mantenuto e viene oggi svolto dalla prof.ssa Livia Migliardi Zingale nel Corso di Laurea Triennale di Conservazione dei Beni Culturali, attivo dall’A.A. 2007-2008 prima presso il Dipartimento di Archeologia, Filologia Classica e loro Tradizioni (DARFICLET), che faceva capo alla Facoltà di Lettere, oggi, in seguito all’ultima riforma, al Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Antichistica, Arti e Spettacolo (DIRAAS) della Scuola di Scienze Umanistiche.

L’attività della scuola genovese tuttora continua pur tra le crescenti difficoltà: i papiri infatti non smettono di offrire, per chi voglia e sappia indagarli, spunti sempre diversi per nuove affascinanti investigazioni.

Ed ecco alcuni significativi esempi dei papiri conservati al Dipartimento di Giurisprudenza, nella sezione di Diritto Romano: di essi, per l’età tolemaica, si segnalano anzitutto, tra le richieste indirizzate all’autorità, due domande di arruolamento nella polizia e il piccolo “archivio di Heliodoros”: le due domande, presentate separatamente ma scritte dalla stessa mano e databili agli ultimi decenni del III secolo a.C., sono state inoltrate da due fratelli, Timarchos e Menelaos figli di Krates, a Dioskourides, capo della polizia di Krokodilopolis, per essere arruolati tra i phylakitai del villaggio, secondo i termini del bando pubblicato. Per quanto riguarda il primo esemplare (PUG III, 101; fig. 1) esso si presenta pressoché completo, mentre il secondo (PUG III, 102; fig. 2), di cui rimane la sola parte sinistra, è stato possibile ricostruirlo in base alla formulazione dell’altro analogo documento: le due domande sono state scritte il giorno ventottesimo di Pachon di un anno primo di regno e nello stesso giorno sono state registrate, come risulta dalla breve annotazione d’ufficio, ancora chiaramente conservata sul verso della seconda dichiarazione (fig. 3).

L’“archivio di Heliodoros”, ascrivibile anch’esso agli ultimi decenni del III secolo a.C., raccoglie invece le richieste di olio (elaion) da parte di alcuni klerouchoi dell’Arsinoites, indirizzate al funzionario preposto, di nome Heliodoros, per il tramite dei grammateis Menekrates e Dionysodoros. Si tratta di un’importante testimonianza di richieste di syntaxis, cioè di contributi statali per il mantenimento dei klerouchoi di origine greca, che per meriti di servizio e per concessione regia diventavano assegnatari di piccoli lotti di terra nella chora egiziana. Di questo piccolo archivio sono da notare i primi due documenti (PUG III, 103 e 104; figg. 4 e 5), che conservano le domande rivolte a Menekrates grammateus.

Tra i documenti rilasciati all’autorità si segnala una dichiarazione (fig. 6), databile alla seconda metà del III secolo a.C., con la quale uno zytopoios di nome Teos si impegna a produrre la birra destinata al consumo in due villaggi dell’Arsinoites con le quantità di orzo ricevute per questo preciso scopo dall’amministrazione statale.

Altrettanto interessante è la dichiarazione del naukleros Menelaos (fig. 7), che si impegna a trasportare e consegnare al thesauros reale di Alessandria un grosso carico di grano proveniente da alcuni villaggi dell’Herakleopolites e imbarcato sulla sua nave: si tratta di grano puro e non mescolato ad orzo, come risulta dal relativo campione che accompagna il carico, che è stato misurato e setacciato con la misura-tipo e la rasiera portati da Alessandria. La data, espressa secondo l’anno decimo del regno di Tolemeo III Evergete permette di attribuire con precisione il testo al 237 a.C., facendone uno degli esempi più risalenti di questo tipo di documenti, suggestivamente avvicinabili alle moderne polizze di carico.

Tra i documenti ufficiali si impone, anche per le dimensioni della scrittura in relazione al testo stesso, un foglio di papiro (fig. 8), nel quale è conservata una titolatura reale tolemaica, corrispondente al quindicesimo anno di Tolemeo V Epifane (191-190 a.C.), particolarmente rilevante dal punto di vista prosopografico, poiché attesta nuovi nomi di sacerdoti eponimi.

Sempre per l’età tolemaica è infine degno di particolare attenzione un ampio e complesso documento, di cui si conservano, insieme con alcuni frustuli, due cospicui frammenti: qui viene mostrato soltanto il frammento A, colonna 1 (fig. 9), che contiene parte della lettera circolare indirizzata da un funzionario ai komogrammateis per rendere nota l’epistolé con la quale lo scriba reale ordina di rendere pubblica in ogni villaggio, sia in lingua greca, sia in lingua demotica l’ordinanza tolemaica di seguito allegata. Si tratta più precisamente di un prostagma reale che può essere plausibilmente identificato con il prostagma perì tes gheorghias di Tolemeo VI Filometore, finora noto soltanto in via indiretta, con il quale il sovrano lagide tentò di rimediare alla disastrosa situazione economica seguita, intorno al 165 a.C., a contese dinastiche e a rivolte locali.

All’età romana appartengono invece gli ultimi tre esemplari qui presentati: si tratta nel primo caso di un papiro di età traianea (PUG II 62; fig. 10) di provenienza ossirinchita, che conserva il testo di un mutuo di denaro con garanzia ipotecaria. Ne sono protagonisti Epaphrodeitos liberto di Aristokles che è il mutuatario e Theon figlio di Harpaesis che è colui il quale presta il denaro, suggestivamente identificabile con un medico che esercita la sua professione ad Ossirinco proprio in quegli stessi anni. Di particolare interesse – accanto agli aspetti più specificamente giuridici – è l’oggetto della garanzia costituita da una rilevante quantità di nitron ellenico, cioè un composto naturale di carbonato di sodio, le cui molteplici utilizzazioni vanno dalla fabbricazione dell’incenso alla manifattura del vetro, dalla preparazione dei colori fino ai complessi procedimenti di mummificazione. Ed è proprio quest’ultimo particolare che ben si collega al nostro creditore, il quale è probabilmente uno iatros e come tale è certamente in grado di apprezzare il valore del nitron, così da accettarlo come garanzia della somma data a mutuo, tanto più che in caso di insolvenza del debitore egli potrà venderlo, rifacendosi sul prezzo e recuperando in tal modo il proprio credito.

Il secondo caso è costituito da due papiri di età costantiniana, provenienti dalla Grande Oasi, che contengono il testo di un contratto di società, diretto all’assunzione di portatori e all’organizzazione di un servizio di trasporto, il primo dei quali è stato concluso nel 319 d.C. (PUG I 20) e poi rinnovato per l’anno successivo (PUG I 21). Nel caso di PUG I, 20 (fig. 11) è interessante rilevare come la parte destra del documento si trovi conservata nella collezione papirologica appartenente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, più precisamente in P. Med. Inv., 68.82. Dopo l’editio princeps dei due documenti genovesi nel 1969, nel 1974 era stato infatti pubblicato sulla rivista Aegyptus il frammento milanese, che conserva una piccola sezione longitudinale del contratto genovese: acquistati separatamente dallo stesso mercante e pubblicati separatamente in due differenti raccolte, soltanto in un secondo tempo i due frammenti sono stati così riaccostati almeno virtualmente, (fig. 12, documento unito), completando parole ed espressioni considerate perdute e recuperando alcune clausole contrattuali, che nella prima edizione solo in via di ipotesi erano state integrate.

Marco Rolandi